UNA MANOVRA …..CHE PASSA PER L'EUROPA

 

Monti ed il suo Governo avevano un obbligo cogente: salvare l’Italia dall’insolvenza a brevissimo termine, con misure certe il cui valore economico non fosse messo in dubbio dai partner europei e soprattutto dai mercati. Ha prodotto un provvedimento che ha una parte di queste caratteristiche che rappresentano anche una novità metodologica, però ha usato metodi già visti più volte, colpendo soggetti, aree e classi già più volte colpite nel recente passato. Ha espresso la volontà di ridurre i costi della politica ma ha fatto da subito atti fondamentalmente solo simbolici, rinviando come in parte è d’obbligo ad altri provvedimenti gli interventi reali. Ha dichiarato di voler rilanciare occupazione e sviluppo e combattere l’evasione, ma , anche qui tranne che per alcuni interventi comunque non strutturali, ha solo avviato un approccio che si affida ad atti conseguenti. In buona sostanza la struttura portante dell’azione di governo, che in un primo tempo stava dando effetti sui mercati, ma che dopo qualche giorno si sono annullati, è incentrata su tasse e previdenza ed i destinatari fondamentali sono pensionati e lavoratori dipendenti che, per così dire, hanno “già dato” e più volte ! Ancora una volta, parlando di noi tra gli altri,  si colpiscono i dipendenti delle classi di età più avanzate e quindi con più consistenti disagi lavorativi allontanando l’andata in pensione e mettendo a rischio di riduzione i valori economici attesi, anche a fronte della contribuzione versata, compresi i famosi riscatti. E’ l’area dei dipendenti, e noi tra questi ,quella colpita dalle nuove tasse sulla prima casa e gli immobili, con questo nascondendo una sorta di patrimoniale occulta e limitata a quelli che le tasse già le pagano ed in misura elevata. Il nostro risparmio, incentrato spesso sull’acquisto della prima casa, ne esce ancora una volta penalizzato.  C’è da augurarsi che alcune aperture di esponenti del Governo sulla possibilità di rivedere, a saldi invariati, ad esempio gli aspetti legati al blocco delle pensioni , possano concretizzarsi. Così come c’è da augurarsi che qualcuno rifletta sullo spostamento secco in avanti dell’età di pensione per figure soggette a lavori usuranti come quello ospedaliero. Peraltro il disagio del lavoro ospedaliero è arrivato a livelli di guardia, se non si definisce cioè una strada ragionevole per rifare occupazione dove gli organici ridotti mettono realmente a repentaglio la salute dei cittadini e degli stessi lavoratori , si và verso un vero e proprio tracollo del sistema stesso dell’assistenza. I Sindacati della Dirigenza medica e sanitaria sono pronti da tempo a confrontarsi in modo serio e responsabile con il Governo per ridisegnare il sistema, correggerne le evidenti storture, ma rilanciare la qualità e la sicurezza delle cure che non può essere negata. Se non si apre questo confronto duro ma costruttivo e le parti non si fanno carico delle emergenze sul tappeto risolvendole, questi anni di sacrificio saranno stati inutili e restituiremo ai cittadini un servizio sanitario inadeguato e svuotato. In questo quadro di complessità di sistema il sindacalismo di maniera, elemento storico e costitutivo della crisi del pubblico impiego e della stessa crisi del Paese, resta un problema che si ripropone ogni giorno. Noi da sempre presentiamo e pratichiamo un diverso tipo di sindacato, teso al miglioramento dei risultati del lavoro, alla premialità legata alla produttività, contro i garantismi irrazionali che ci hanno portato al punto in cui siamo. C'è da augurarsi che questo Governo riveda alcune cose, riduca i carichi su categorie come le nostre già colpite dai diversi  recenti provvedimenti del passato governo, riequilibrandone alcune parti, caso mai appesantendole, e siamo convinti si possa fare, su settori che alla fine restano alla finestra senza essere chiamati a contribuire, spesso nascosti nella nube dell’evasione. Infine resta aperta la questione su come l'Europa troverà le misure idonee a salvare l'Euro e l'economia dei Paesi aderenti: questa è la vera questione e l'andamento dei confronti a Bruxelles non consente facili ottimismi; in fondo il destino del governo dei tecnici è lagato indissolubilmente alle soluzioni che l'Europa intenderà dare per rispondere alla crisi del sistema monetario ed ai deficit colossali di alcuni partner.

M.L.Capobianco

(in legislazione trovi il testo del decreto monti)