DIRIGENTI SANITARI CONTRARI RIFORMA PENSIONI

I Dirigenti Sanitari sono contrari alle misure sulle pensioni. SDS Snabi ritiene sconcertante la riforma che, senza gradualità, determina un inaccettabile vuoto costringendo molti, soprattutto quei giovani che pure si ipotizza di tutelare, a sei anni di lavoro in più a titolo più o meno gratuito. SDS Snabi stigmatizza l’eccesso del Governo in questa materia, e solo in essa, con l’abolizione assoluta delle pensioni di anzianità, che apre una questione sociale e richiede correttivi immediati. SDS Snabi sottolinea gli effetti devastanti nel critico settore della sanità pubblica di un semplicistico innalzamento dell'età di quiescenza e del mancato turnover, con ricadute certe sulla sicurezza delle cure e sull’occupazione dei giovani. SDS Snabi chiede al Governo di ripristinare perlomeno quota cento per le pensioni di anzianità, già prevista dallo scalone della legge Maroni cancellato nella passata legislatura, ma oggi largamente superato, con buona pace di quelle forze politiche che allora lo ritenevano eccessivo. SDS Snabi chiede al Governo di consentire il pensionamento anticipato a coloro che optano per il sistema contributivo in analogia con quanto previsto per le donne (57 anni e 35 di contributi fino al 31.12.2015 per chi opta per il sistema contributivo puro) in presenza di contribuzioni superiori a tre volte il montante minimo. Il cittadino deve poter disporre di quanto versato che non può essere congelato dallo Stato che, modificando l’età pensionabile, di fatto sequestra parte della retribuzione dei lavoratori. Ed ancora di garantire una rivalutazione annua dei contributi versati (attualmente pari all’incremento del Pil nel precedente quinquennio) almeno pari al tasso di inflazione o al rendimento dei titoli di stato di durata ventennale. SDS Snabi chiede di eliminare le discriminazioni tra dipendenti pubblici e privati, in materia di uscita anticipata (non concessa ai dipendenti pubblici) e pensionamento delle donne. Non si comprende perché un dirigente sanitario di sesso femminile, soggetto a turni e mansioni usuranti in attività delicate, debba restare al lavoro fino a 66 anni, mentre un’impiegata di banche o assicurazioni possa congedarsi prima. SDS Snabi chiede infine di consentire ai giovani la totale ricongiunzione di tutti i contributi versati in tutte le gestioni pubbliche e private, senza speculare sul precariato che costringe i giovani a contribuire in diversi istituti e casse previdenziali.

M.L.Capobianco